Una new-company per il Reefer E il business tornano le banane

Il_Tirreno

Friultrasporti mette le mani sul terminal di via Leonardo Da Vinci in alleanza con la Compagnia Non più merci varie ma solo ortofrutta.

Raugei: «Nel 2016 previsti 6000 contenitori e un più 20%»

di Giulio Corsi

06 febbraio 2016

LIVORNO. Non saranno forestali e metalli a salvare il Terminal Reefer, la società di proprietà della Compagnia Portuale specializzata nella movimentazione e nello stoccaggio di prodotti agroalimentari, costituita nel 2006, diventata operativa nel 2011 e finita in concordato appena tre anni dopo, con 25 milioni di leasing da ammortizzare e 3 milioni di debiti.

E non sarà neanche la Cft, la maxi-coop fiorentina il cui matrimonio con la Cpl è finito ancor prima di cominciare, e la cui acquisizione dei magazzini del freddo Csc all’interporto di Guasticce a questo punto non sarà funzionale all’entrata nel terminal di via Leonardo Da Vinci che da almeno un anno sembrava imminente.

Alla fine il tentativo di salvare, anzi di rilanciare il Reefer passerà dalle mani della Friultrasporti, 500mila euro di capitale sociale, sede legale a Basiliano, provincia di Udine, ma uffici operativi a Livorno, in via dei Materassai, con filiali anche a Piombino e in Spagna, a Tarragona.

L’azienda friulana-livornese, specializzata nella logistica e nel trasporto su gomma, acquisirà il ramo d’azienda del Reefer dalla Compagnia, insieme alla quale creerà, detenendone la maggioranza, una new-company che gestirà il terminal.

L’annuncio è stato fatto a Berlino da Enzo Raugei, numero uno dei portuali, durante il Fruit Logistica, una delle più importanti fiere internazionali del settore, a cui erano presenti (come scriviamo nell’articolo in basso) anche l’Autorità Portuale, il Terminal Darsena Toscana e il Cold Storage Customs Vespucci Csc del gruppo Cft.
«Il Reefer Terminal vivrà una nuova fase di lancio dal momento che a breve sarà formalizzato l’affitto del ramo d’azienda a una new-co composta dalla Friultrasporti di Paolo Beltramini, che avrà la maggioranza azionaria, e dal Gruppo Cpl», ha detto Raugei alla fiera berlinese. Poi al Tirreno ha spiegato che «il preliminare di accordo è stato firmato nei giorni scorsi e gli atti definitivi avverranno dopo i passaggi necessari con le società di leasing. Ipotizziamo di chiudere nel giro di un mese, un mese e mezzo al massimo».

La trattativa tra Cpl e Friultrasporti, secondo quanto rivela Raugei, è stata lampo: «E’ maturata a inizio gennaio e in una ventina di giorni abbiamo definito i dettagli e chiuso l’accordo».

L’operazione ha finito per bruciare, complice un ulteriore raffreddamento dei rapporti che si sarebbe registrato nelle ultime settimane, il progetto avviato con i soci-avversari di Cft, grazie ai quali tra l’altro un colosso come Del Monte era tornato a Livorno lasciando Civitavecchia, con gran gioia dello stesso Reefer (oltreché chiaramente di Csc Cft). «Ci siamo indirizzati su altre scelte», si limita a commentare Raugei rispetto al cambiamento di rotta da Cft.

Come detto, verrà costituita una new-company in cui Friultrasporti sarà azionista di maggioranza e in cui l’altro socio – che subentrerà successivamente – sarà la Compagnia.

La nuova società affitterà la struttura di via Da Vinci che rimarrà di proprietà dei portuali. Così come in carico al Livorno Terminal Reefer resterà tutto il pregresso. «La società sta proseguendo e proseguirà il percorso intrapreso di messa in bonis dei conti», garantisce Raugei.

Su cosa punterà la new-company per rilanciare il Reefer? O meglio: come riuscirà a rendere sostenibile, anzi profittevole, un magazzino grande quanto due campi di calcio, quasi 11mila metri quadri di celle a temperatura differenziata da meno a più 18 gradi, una banchina dedicata di 350 metri e una capacità di movimentazione di 400mila tonnellate l’anno?

Se un anno e mezzo fa, al momento della crisi più profonda del Reefer culminata nella richiesta di concordato preventivo, sembrava che la strada per la salvezza fosse quella della differenziazione delle merci, dunque non solo ortofrutta, ma anche dry-bulk, rinfuse solide, in particolare metalli e forestali (e non è un caso che nel 2015 il 50% della movimentazione sia stata di merce varia), ora la strada è quella di un ritorno al passato. «L’obiettivo – dice Raugei – è quello di crescere nei volumi arrivando a rioccupare la struttura per come è stata pensata e creata alle origini». Dunque: cento per cento alimentari.

In questo senso fanno ben sperare i traffici del 2015, quando sono stati movimentati – sono dati forniti da Raugei – 5000 contenitori equivalenti a 100mila tonnellate di merce. «Con una crescita iniziata a primavera, dopo un avvio di anno non positivo, che è continuata nei mesi successivi e che si sta confermando anche nel 2016».

Le previsioni per quest’anno parlano di un incremento del 20% a 6000 contenitori, anche grazie al Med Gulf Ecuador, il nuovo servizio settimanale lanciato dai francesi di Cma-Cgm tra Ecuador e Mediterraneo e dedicato proprio all’esportazione di banane, ananas e frutta esotica, che in Italia dallo scorso dicembre tocca Livorno (oltre al Genoa Port Terminal di Spinelli a Genova).

La chiave di volta della trattativa con Friultrasporti e del tentativo di rilancio si chiama tuttavia Dole, Del Monte e Bonita, i cui ritorni hanno ridato ossigeno al maxi-terminal, dopo averne decretato – con l’addio a inizio 2014 – la crisi. Ora, è chiaro,
bisognerà far di tutto per tenerseli stretti. Anche perché è vero che Livorno si candida sempre più a diventare hub mediterraneo delle banane e della frutta, ma è anche vero che il nostro porto ormai sa bene – dall’ortofrutta alle crociere – che le merci ci mettono poco a cambiare scalo.